“I dati del Censimento permanente confermano la forza e la capacità di evoluzione del non profit italiano. Cresce il numero delle organizzazioni, aumenta l’occupazione e si rafforza l’orientamento all’interesse generale e al bene comune. È il segno di un settore che continua a rappresentare un presidio fondamentale di partecipazione, solidarietà e coesione sociale nei territori.”
Così Chiara Tommasini, presidente di CSVnet – l’associazione nazionale dei 49 Centri di servizio per il volontariato (Csv) – commenta i primi risultati dell’ultimo Censimento permanente delle istituzioni non profit diffusi oggi dall’Istat.
Secondo i dati, al 31 dicembre 2023 le istituzioni non profit attive in Italia sono 368.367, in crescita dell’1,6% rispetto al 2019. Nello stesso periodo gli occupati sono aumentati di oltre il 10%, raggiungendo quota 949.200.
“Questi numeri raccontano un settore che non solo resiste, ma continua a generare valore sociale e a rinnovare la propria presenza nelle comunità. Particolarmente significativo è il rafforzamento delle organizzazioni orientate all’interesse generale e alla pubblica utilità, una conferma dell’attitudine del terzo settore nell’intercettare bisogni, promuovere diritti e contribuire al benessere collettivo” sottolinea Chiara Tommasini.
L’indagine Istat evidenzia infatti la crescita della componente solidaristica (+2,6 punti percentuali rispetto al 2021) e il consolidamento delle attività rivolte alle persone più fragili, con particolare attenzione alla disabilità (se ne occupa il 52% delle istituzioni orientate al disagio), alle difficoltà economiche e lavorative, ai minori e alle situazioni di vulnerabilità sociale.
“Ogni giorno, attraverso la rete dei Csv, vediamo come il volontariato organizzato sia molto più di un insieme di attività – spiega Tommasini. È un’infrastruttura sociale che crea legami, attiva partecipazione e rafforza la propensione delle comunità di affrontare le sfide del presente. Per questo i dati che registrano una forte attenzione alle fragilità e alla tutela dei diritti assumono un valore ancora più rilevante.”
Tra gli elementi più significativi emersi dal Censimento vi è anche la capacità di fare rete: nel 2024 il 90,5% delle istituzioni non profit ha attivato relazioni significative con stakeholder pubblici e privati.
“È probabilmente uno dei dati più importanti. Oltre nove organizzazioni su dieci collaborano con altri soggetti del territorio. Significa che il non profit continua a essere uno spazio privilegiato di connessione tra cittadini, istituzioni, imprese e comunità locali. Le sfide che abbiamo di fronte – dall’invecchiamento della popolazione alle disuguaglianze, fino alla tenuta dei servizi di prossimità – richiedono proprio questa capacità di costruire alleanze e responsabilità condivise.”
Il Censimento rileva infine una crescente attenzione all’innovazione organizzativa e una elevata diffusione delle tecnologie digitali, a supporto della capacità delle organizzazioni di rispondere ai nuovi bisogni sociali.
“La crescita del non profit non può essere data per scontata. Occorre continuare a investire sulle organizzazioni, sul protagonismo dei volontari e sul coinvolgimento delle nuove generazioni. Per questo assume un valore particolarmente importante il lavoro di analisi e approfondimento svolto dall’Istat. Per chi, come i Centri di servizio per il volontariato, accompagna quotidianamente migliaia di enti e volontari nei territori, questa conoscenza rappresenta una risorsa fondamentale per leggere i cambiamenti in atto e rispondere in modo più efficace ai bisogni emergenti” conclude Chiara Tommasini.